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Elogio della rapinosa bellezza dell’ultimo poeta fuggitivo, Bruno Brancher

Se Luciano Lutring e Alda Merini avessero avuto un figlio, questi molto probabilmente sarebbe somigliato a Bruno Brancher. Il mio amico Bruno Brancher, poeta e fuggitivo, è morto ieri notte nell’ospedale di Vercelli, dove era ricoverato da qualche giorno. Su due piedi non so neanche dire che male avesse, e neanche quanti anni avesse: non sono le cose più importanti, tra quelle che non sappiamo di Bruno Brancher. Sta di fatto che Luciano Lutring e Alda Merini non si sono mai incontrati, né piaciuti, e Bruno Brancher è stato unico, e somigliante solo a se stesso. Era nato un 5 dicembre nella Milano di prima della guerra, nelle Cinque Vie. Figlio di una ragazza madre del bellunese, che per vivere faceva la prostituta. Non sapeva chi fosse suo padre, anche se sospettava di qualche cliente meno frettoloso di altri, una carezza al bambino, tieni una caramella per te. E’ cresciuto in un mondo da tempo scomparso, quello della “ligera”, la mala dei Navigli, truffe e furti e rapine, tutto in bianco e nero, con destrezza e onore. Essendo balbuziente, Bruno è cresciuto come un rapinatore di poche parole, e modi spicci (in qualche senso era anche il suo stile letterario, quando prese a scrivere). Prediligeva le spaccate alle vetrine, e mi disse di aver sparato una volta sola, a un cavallo della polizia, a Trieste. Passò anni in galera, ma anche quelle erano le galere di un tempo. L’ho conosciuto dopo, quando aveva preso a scrivere, e scherzando gli dicevo che certi suoi pezzi erano di rapinosa bellezza. Cito, a memoria, Disamori e Il potente a pezzi, e tante ballate senza punteggiatura. Non aveva un carattere facile, e non venne adottato dalla cultura alternativa, perché sfuggiva all’idea di disciplinarsi in una causa, perché era un anarchico indocile, perché non subiva il fascino della cultura alta – nonostante fosse un buon lettore – e non faceva nulla per esserne reclutato. Cercava piuttosto, trovatello per sempre, adozioni sentimentali, e sapeva voler bene come pochi. Trovò chi sapeva intravvederne le doti – Oreste Del Buono – o intuirne la natura di personaggio – Maurizio Costanzo- ma non riuscì mai a recitare se stesso. Aveva sempre una fame arretrata, e ogni soldo che gli arrivava gli sembrava un miracolo. Amava le buone penne stilografiche, i bei quaderni, i mocassini comodi, il formaggio grana e il vino rosso. Vedeva il mondo andare da un’altra parte, e lo guardava senza rancore. Erano gli anni di Mani Pulite, e tutto quell’applaudire i giudici gli suonava male, e insisteva con me perché lo portassi a Sarajevo, che gli sembrava una città di Bruni Brancher, tutti in nobile miseria, tutti orfani di qualcosa. Non ce lo portai mai, e lui scelse come terra di scampo il Salento, dove qualcun altro che non ricordo lo adottava per reading di poesie e cene e bevute. Sono stato un suo affezionato cliente, di merce di incerta provenienza, conservo qualche suo manoscritto e ho raccolto molte sue confidenze e ricordi. Ma soprattutto con lui ho riso e bevuto, e mi ricordo con disagio dei tempi in cui incominciò a perdersi. Lo tormentava l’unico reato di cui si vergognasse, commesso quando era già uno scrittore, ma non abbastanza rieducato: una coltellata a una donna che amava, e che amava un’altra donna, ciò che lo spiazzava, rendeva vuota la sua possibilità di battersi. In quel tempo andai a trovarlo a San Vittore, e il ritorno in carcere era come se gli avesse fatto bene. Fu la libertà, dopo, a servirgli di meno. Le ultime volte che andai a trovarlo dovevo accompagnarlo a fare la spesa, perché gli sfuggiva il valore dei soldi, ciò che per un rapinatore è un brutto sintomo. La sua povera casa era sempre più disordinata, e qualche volta mi riconosceva a fatica. Fu per questo che non andai mai a trovarlo nella casa di riposo piemontese dove ah trascorso i suoi ultimi anni: mi sembrava il gigante pellerossa di Qualcuno volò sul nido del cuculo, ammansito, e non volevo vederlo così, lui piccolo e tozzo e spigoloso, improvvisamente rabbonito in quell’ergastolo arioso, innocente per sempre. Mi portava notizie sue Ivan, che prima lo riforniva di vino rosso e poi solo di maglioni caldi, e mi diceva che l’infermiere che lo accudiva era molto bravo, e lui, il Bruno, tranquillo con la pelle come un bambino. Adesso dice il Cereghini, il suo angelo custode di sempre, che sarà impossibile ottenerne la cremazione come avrebbe voluto, e persino la sepoltura nella sua Milano. Fosse per me, ambrogino d’oro alla memoria e tomba nel monumentale, funerali con banda, e un brindisi alla sua memoria, senza miele tipo ora è fuggito per sempre, ma alegher che tra pochi giorni era il suo compleanno, e lui e tutti avevamo perso il conto di quanti.

November 29, 2009   3 Comments

3 Uomini di Parola in scena 21 Novembre ad Alano di Piave

Caro Toni, “Tre uomini di parola”, va in scena sabato 21 novembre 2009 ad Alano di Piave (Belluno) nella Palestra comunale, ore 20:30.

November 19, 2009   1 Comment

Terra! questa sera sull’Abruzzo del Terremoto.

Stasera, canale 5, ore 23.15, Terra! sull’Abruzzo del terremoto. Ne parla bene persino il New York Times, ma stavolta la stampa estera affascina di meno. C’ è molto da fare, per anni, ma non accorgersi di quel che è stato fatto grazie a tutti è un po’ da Tafazzi.

November 19, 2009   7 Comments

Terra! Canale 5 Valentino Rossi ed i suoi nove Titoli.

Questa sera a Terra!, canale 5 ore 23.30, Valentino Rossi e i suoi nove titoli. I motori come una scusa per parlare della vita…

November 12, 2009   No Comments

Premiazione alla Carriera a Toni Capuozzo e Pino Scaccia

Sabato 7 novembre si terra’ al Circolo Ufficiali dell’Esercito di Palazzo Salerno, il convegno sul tema “La Sicurezza Stradale nei movimenti delle Forze Armate in Italia e nelle Missioni Internazionali”, presieduto dal Maggior Generale Mario Morelli, Comandante del Comando Logistico Sud.

Durante il convegno sara’ presentato il progetto sull’educazione stradale e guida sicura “Io Guido Sobrio”, promosso dall’Associazione “i Meridiani”, e verra’ consegnata la Targa alla Carriera a Pino Scaccia, inviato speciale del Tg1, ed a Toni Capuozzo, inviato speciale del Tg5. L’evento gode del patrocinio di ANAS e ACI.

November 6, 2009   No Comments

Open Mind Venerdì a Torino

Domani dalle 15.00  Toni sarà a Torino per un incontro con i giovani a Unione Culturale “Franco Antonicelli” promossa da Open Mind.

October 29, 2009   No Comments

Stasera Terra! ore 23.15

Questa sera torna alle ore 23.15 su Canale 5, Terra! da Montalto di Castro. Stupri e solidarietà (ma non alla vittima, purtroppo)

October 29, 2009   3 Comments

Stasera Riparte Terra! con i suoi dieci anni di attività.

Da stasera 1° ottobre 2009, ogni giovedi’,ore 23.30, su Canale 5, torna ‘Terra!’, il settimanale del Tg5 a cura di Toni Capuozzo e Sandro Provvisionato. Giunto alla decima edizione, ‘Terra!’ conferma la formula di approfondimento di attualita’, dove un tema centrale viene declinato in piu’ servizi a cura degli inviati Marco Corrias, Anna Migotto e Sabina Fedeli.

Sandro Provvisionato, da Tezze sul Brenta (in provincia di Vicenza), documentera’ i pericoli ambientali e umani, di una vecchia azienda galvanica specializzata nella produzione di metalli ed ora abbandonata senza aver subito alcun tipo di bonifica. Tema della puntata saranno, infatti, le varie accezioni del termine veleno. Anna Migotto e Sabina Fedeli in Calabria, racconteranno una delle pratiche piu’ pericolose adottate per smaltire illegalmente i rifiuti tossici: le cosiddette navi dei veleni.

A seguire, Sandro Provvisionato accendera’ nuovamente l’attenzione sul caso di Ilaria Alpi, la giornalista italiana uccisa a Mogadiscio il 20 marzo 1994 in circostanze mai chiarite del tutto. L’inviata (colpita a morte insieme all’operatore, Miran Hrovatin) sembrava stesse indagando su di un traffico illegale d’armi e di rifiuti tossici provenienti da alcuni paesi occidentali e diretti in Africa.Marco Corrias, infine, tornera’ a Viareggio per documentare lo stato delle indagini dopo 3 mesi dall’incidente ferroviario che e’ costato la vita a 31 persone, scoprendo che l’inchiesta, al momento, non ha portato ad un solo indagato per la strage della notte del 29 giugno.

October 1, 2009   3 Comments

“Storie in prima linea” ad Ancona

Oggi Pomerggio ad Ancona  ALA BIANCA MOLE VANVITELLIANA  “Storie in prima linea” alle ore 18.00 , incontro con Andrea Angeli (peacekeeper) e Toni Capuozzo (inviato di guerra). L’incontro nasce dalla voglia di raccontare attraverso i racconti e i ricordi di chi l’ha vissuto sulla propria pelle, il dramma della guerra. Andrea Angeli e Toni Capuozzo raccontano il loro punto di vista, se, in una guerra, di punti di vista si può parlare. Andrea Angeli, marchigiano, classe 1956, laurea in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, Angeli ha iniziato a lavorare per le Nazioni Unite nel 1987. Nel 2003 era di nuovo in Iraq, testimone della strage di Nassiriya e vittima egli stesso degli attacchi alla sede locale della Cpa (Coalition Provisional Authority) dell’anno successivo. Toni Capuozzo, da anni presente sui più grani scenari di guerra, giornalista che racconta quello che la gente non riesce nemmeno ad immaginare.

September 4, 2009   2 Comments

Il cuore dell’Aquila

Sono stato più volte, negli ultimi giorni, nel centro storico dell’Aquila. Di giorno, o al tramonto, era qualcosa di normale, ci si abitua a tutto. Ci sono gruppi di vigili del fuoco che lavorano, e ho chiacchierato a lungo con uno di loro, mio paesano, impegnato attorno alla chiesa di Santa Giusta. Lì i vigili del fuoco stanno lavorando sugli angoli alti, sull’abside ( i vigili del fuoco usano dei termini ancora più tecnici dei libri di storia dell’arte, e se non te lo indicano con il dito fatichi sempre a capire di che cosa ti stiano parlando) appollaiati su una piattaforma sospesa, retta da un’enorme gru. E questo serve a staccarli dalla parete, nel caso di un’altra scossa. Da dentro la chiesa ha il fascino agghiacciante di un luogo vuoto, impolverato. Ci sono entrato dalla canonica, scostando calcinacci e libri. Nella navata centrale i banchi sono in disordine, spesso rovesciati, e nella luce del tramonto due o tre statue di santi, poggiate a caso tra i banchi, sembravano fedeli impietriti dalla paura e dal dolore. Dall’alto entrava un fascio di luce come in certe chiese gotiche, ma era la luce che fiottava dagli squarci, illuminando la polvere sottilissima che più nessun passo solleva, ma resta sospesa solo per un soffio d’aria. Vengo dal Friuli in cui furono i preti a dire “prima le case, poi le chiese”, e so che un paese non è tale se non ha una chiesa in cui salutare le nascite e dare l’addio a chi se ne va, o anche semplicemente chiacchierare sul sagrato. Ma so anche che una chiesa vuota ha la bellezza surreale e desolata di un angolo di Pompei, di una piramide maya, di un World Trade center. Non so come faranno, a salvare i monumenti senza l’eco delle campane, e lo scalpiccio dei chierichetti, e l’odore dell’incenso, e solo le rondini: ecco, il centro dell’Aquila è un luogo dove ti pare di sentire il fruscio delle rondini e dei colombi, tanto è il silenzio. Sono sceso alla fontana delle 99 cannelle, e non ho voluto contarle. Mi affascinava solo la credenza popolare che la fontana, magica per nascita e per il segreto custodito dal suo costruttore, fosse magicamente scampata al terremoto. Mi affascinava perché so quanto sia importante la ragione, nell’affrontare un terremoto, ma so anche che abbiamo bisogno di miti e di storie, e di abbandonarci al destino e alla sua fatalità, qualche volta. Ebbene, una piastrella è caduta, ma davvero la fontana è intatta, e nessun beccuccio è spento, nonostante non li abbia contati. Nel mio Friuli mi aveva sempre colpito, la storia di sorgenti che dopo il terremoto si spegnevano in un luogo per apparire in un altro, come a testimoniare il brontolio sordo della terra, e la rivincita dell’acqua. Una sera, al tramonto, ho accompagnato il libraio Colacchi nella sua libreria, che si avviava agli ottanta anni di storia. Per chi ama i libri, è una visita dura. E per chi ha nostalgia dei vecchi librai che sanno consigliarti un libro, è ancora più dura. Ma il momento peggiore è stato quando siamo usciti, e il libraio Colacchi ha cominciato a evocare cosa c’era in quel palazzo e cosa in quell’altro, e dov’era il bar, e quanti erano gli studenti di quel liceo. Mi sono venute in mente certe pitture del rinascimento, con città ideali in cui per si affaccia appena un piccolo capannello di persone, quasi vuote. Ancora una volta, era il silenzio a rendere livida persino la luce del tramonto (L’Aquila ha dei tramonti che sembrano marini, e i palazzi diventano pareti dolomitiche, prima del calare del buio). Le uniche voci vengono da un corridoio costretto tra reti metalliche lungo il quale i cittadini possono risalire dalla villa comunale sino a piazza Duomo. Lo percorrono aquilano che vengono a rivedere la loro città, taciturni. E qualche turista che scatta fotografie, ma non riesce a essere ciarliero come lo sono in genere i gruppi di turisti, come per un rispetto alla città morta, in punta di piedi, perché anche i passi fanno rumore, qui. Ma tutto diventa una cosa da blade runner, con il buio, quando anche i vigili cessano il loro lavoro, che spesso consiste nell’aiutare i cittadini a recuperare le loro cose, e tutto si ferma. La luna illumina uno scenario spettrale, e non ho incontrato neppure i randagi dei primi giorni (gli unici animali, oltre agli uccelli, sono forse i topi. Nei vicoli sono state poste trappole topicide, e so che i vigili del fuoco, sempre loro, hanno dovuto svuotare freezer e frigoriferi nauseabondi, per evitare che la città diventasse un relitto pestifero). Al buio sembra davvero di essere non più nel luogo svuotato dalle voci, dall’andirivieni del passeggio serale, dalle urla dei ragazzi e dai giochi dei bambini, ma nella scena raggelata della notte del sei aprile: le macerie fanno paura, le lenzuola con cui qualcuno si è calato di casa sembrano recare come inamidate le impronte di chi è fuggito, e sembra di camminare su quel che resta della fine di un mondo, raggelato nell’istante della fine. Bisogna scendere verso qualche angolo più discosto, dove è cresciuta folta l’erba, per capire che sono passati dei mesi, e che la vita è continuata altrove, appena poche decine di metri più sotto, dove i giovani riempiono il pub – un autobus inglese a due piani- di uno che si chiama Toni, ha girato il mondo in cerca di avventure e ha trovato l’avventura più folle e devastante nel tornare a casa sua, dove supponeva di chiudere in tranquillità. Dopo ogni sera di quelle sere sono tornato nei miei paesini con un’inquietudine dentro, che i racconti di anni lontani, quando l’orecchio sinistro di una volpe veniva pagato trecento lire, a poco a poco calmavano. Era la fine della guerra, i tedeschi scappando avevano lasciato stragi e scii, ma senza racchette. I ragazzi del Gran Sasso scendevano in città con gli scii, usando come racchette i pali delle vigne. Andavano al mattatoio e si facevano dare le frattaglie che non servivano neanche più come interiora. Risalivano e facevano trappole per le volpi, con la stricnina. C’erano troppe volpi, che non facevano male ai raccolti e neanche troppo ai pollai, ma alla selvaggina sì. E così le associazioni dei cacciatori pagavano ogni orecchio sinistro di volpe. I ragazzi tornavano al mattino e trovavano le volpe irrigidite a pochi metri dalle trappole, come ghiacciate dal veleno che le rattrappiva i centri nervosi. E trecento lire valevano qualche pacchetto di sigarette, per i ragazzi che sciavano con scarponi fatti di vecchi pneumatici. A sentirle raccontare tanti anni dopo persino le storie più dure diventano una favola.

August 28, 2009   5 Comments