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Ieri sera ho guardato il Grande Fratello

Ieri sera, prima di addormentarmi, ho acceso la televisione. C’era il Grande Fratello, ed era la prima volta che lo vedevo. In quel momento una concorrente – credo fosse la famosa hostess – lasciava la casa, e c’erano lacrime. Stavo per chiudere, ed è iniziata la scena, che non saprei giudicare, di un ragazzo di origine rom. Mi ha colpito, anche perchè due giorni prima, a Sarajevo, per far capire al tassista che conoscevo bene la città, gli ho indicato, passandoci accanto, quella che solo i locali conoscono come la collina degli zingari. E allora, davanti alla televisione, mi sono ricordato di un pezzo che avevo fatto per la tv nel 2006, quello che segue, dove racconta la guerra degli zingari. Che hanno un posto di rilievo nelle colonne sonore e nei film di Kusturica e, nel mio piccolo, ne “Il giorno dopo la guerra”, Feltrinelli Editore, 1996, che ormai si trova solo in qualche biblioteca.

La brigata sporca

Uno dei primi segnali che le guerre stavano per sconvolgere i Balcani, furono loro, come le migrazioni degli uccelli annunciano il cambio di stagione: “Ci rendemmo conto che qualcosa di tragico stava per succedere quando gli zingari cominciarono a partire. E capimmo che la guerra stava per terminare, quando li vedemmo tornare” : sono in molti a ripeterlo, nei Balcani. La fine della vecchia Jugoslavia è stata anche la fine della libertà di spostamento, per vocazione o per mestiere, e la rottura del mosaico jugoslavo – in cui cui c’era stato posto persino per un ministro zingaro, ha significato il richiamo delle purezze etniche, e il sospetto, nei confronti dei meno integrabili e dunque meno fedeli di tutti: con chi stai ? Loro, gli zingari, sono stati un po’ con tutti, e del resto di tutti avevano adottato, come uno Zelig, le religioni: ci sono zingari cattolici, zingari musulmani, zingari ortodossi. Hanno patito la guerra nella Slavonia croata, e peggio ancora in Bosnia. A Sarajevo hanno perfino partecipato alla difesa della città – con una brigata che venne chiamata la brigata sporca- e hanno partecipato anche all’assedio della città. Da tutte le parti, per garantirsi un futuro. Ma il vicolo cieco è stato il Kossovo. Non erano amati né dai serbi che la facevano da padroni, né dai kossovari, che la fanno da padroni ora. Ma, accusati di aver parteggiato per i serbi sono dovuti fuggire, in maggior parte verso il Montenegro, e da lì un po’ ovunque, in Bosnia e in Italia. Altri hanno ripiegato a sud, in Macedonia. I kossovari imputano loro di aver preso parte alla repressione – i rom prestavano servizio militare- e di aver fatto da ausiliari alle forze serbe. In realtà la colpa principale dei rom del Kossovo sembra quella di aver cercato di convivere con il più forte, sostituendosi nei posti di lavoro agli albanesi discriminati, e assumendo, nelle scontro tra serbi e albanesi, il ruolo di terzo, comodo, avvoltoio: sembra che i rom si dedicassero a spogliare definitivamente, per ultimi, i villaggi già saccheggiati dalle milizie serbe, e che qualche volta venissero impiegati nei lavori sporchi, come seppellire i cadaveri delle operazioni di pulizia etnica. La colpa più evidente è stata però, nei negoziati di Rambouillet, aver partecipato al fianco della delegazione serba, che cercava di mostrare la propria magnanimità nei confronti delle minoranze, esibendo i rom, i goranci e i cosiddetti egiziani. Ma qualche rom isolato ha combattuto a fianco dei kossovari, e a volte le stesse famiglie si sono divise: una strategia di sopravvivenza: gli stessi rom votavano alle lezioni ufficiali per Milosevic, e in quelle clandestine per Rugova. Non è bastato a salvarli: se ne sono dovuti andare in 120mila, accolti malvolentieri altrove. Se ci sono delle vittime assolute, nelle guerre dei balcani, che non avevano voluto, sono loro, e le loro strategie di marginalità non hanno retto alle guerre aperte, al censimento etnico delle armi. Come dice un vecchio detto zingaro “I gagi, cioè i non zingari, sono pazzi, soltanto i pazzi amano la guerra”.
Con la pace sono tornati ai margini, peggio di prima. Eccoli,a Sarajevo.
DONNA Ho 26 anni, e il futuro, lo vedo difficile. Questi sono i miei due bambini, e non ho alcun reddito. Durante la guerra era terribile, siamo sopravvissuti, ma ora comunque è dura: né io né mio marito abbiamo un lavoro. Viviamo perché ci aiutano i suoceri.. e guadagniamo qualcosa rovistando nelle discariche, chiedendo l’elemosina”.
Qualcuno, con la guerra, ha trovato una casa, vuota, che apparteneva a dei serbi che non sono più tornati:
UOMO “Viviamo in venti , qui. Tre famiglie. La mia e quelle di due fratelli.
Se tornano i proprietari della casa… niente, dovremo trovare un altro posto. Durante la guerra avevo un appartamento in affitto, poi a guerra finita mi hanno sfrattato, e ho trovato questa casa vuota”.
Ed ecco gli zingari di Croazia, nel mercatino rom di Zagabria:
UOMO “Bisogna lottare per il pane e sopravvivere… vengo dalla Bosnia”.
In Croazia ci sono perfino dei villaggi interamente rom, costruzioni vistose, e abusive. Ma anche qui dicono di passarsela male:
DONNA “Mio marito è morto in un incidente. E io sono stata in Italia a elemosinare a Roma, Milano e Genova “
UOMO “L’olocausto peri rom non è mai finito, e non finirà mai. Anche nelle ultime guerre, noi siamo stati spettatori passivi, poi tutti hanno fatto la pace, e noi rom siamo rimasti i colpevoli. Su tutto il territorio della ex jugoslavia, e quindi anche qui in Croazia”,
Ma con la pace, per i rom dei balcani è arrivata poche settimane fa, una modesta consolazione, che ha il sapore dei tempi: il Grande Fratello, edizione croata di successo del format che spopola nel mondo, è stato vinto da Hamdja Seferovic, rom. Ha detto, dopo la vittoria: “Sono riuscito a fare in modo che una vasta cerchia di persone mi vedesse finalmente come una persona, indipendentemente dalla nazionalità, e che non mi escludesse in quanto rom. I rom vengono subito associati con qualcuno che ruba, mendica e truffa. Malgrado io non appaia così, nonostante sia sempre rasato di fresco, vestito bene e ordinato, sono stato spesso oggetto di insulti nella mia vita,e il più delle volte da parte di persone peggiori di me. Alla fine, ognuno di noi deve nascere in qualche modo, e io, ecco, sono capitato Rom”.

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